Léon XIV (Robert Francis Prevost, primo papa americano della storia, eletto l'8 maggio 2025) pubblica il 15 maggio 2026 la sua enciclica sociale inaugurale Magnifica Humanitas — sulla tutela della persona umana nell'era dell'intelligenza artificiale, datata nel 135° anniversario della Rerum Novarum (Léon XIII, 1891). 245 paragrafi, 5 capitoli.

Architettura cardine: due icone bibliche organizzano l'intero documento. La Torre di Babele (Gen 11) — uniformità tecnologica senza Dio, "assolutizzazione dell'umano" — contro la ricostruzione delle mura di Gerusalemme da parte di Neemia (Ne 2-6) — responsabilità condivisa pietra dopo pietra. "La prima scelta non è tra un 'sì' o un 'no' alla tecnologia, ma tra costruire Babele o ricostruire Gerusalemme" (n. 9).

Definizione magisteriale dell'IA (n. 98-99): "più 'coltivata' che 'costruita': gli sviluppatori non progettano direttamente ogni dettaglio, ma creano un'architettura su cui l'IA si sviluppa". "Tutti noi, compresi coloro che le progettano, sappiamo poco di come funzionino realmente." Rifiuto dell'antropomorfismo: l'IA imita ma non comprende, non ha coscienza morale.

Critica radicale dell'"allineamento" (n. 107): "Un'IA più morale è inutile se quella moralità è decisa da una manciata di persone". Senza un dibattito democratico sul codice etico, "chi controlla l'IA imporrà la propria visione morale, che diventerà l'infrastruttura invisibile dei sistemi".

Concetto canonico del "disarmare l'IA" (n. 110): sottrarla alla "logica della competizione armata, che oggi non è più soltanto militare ma anche economica e cognitiva", rendendola "abitabile". Critica dei "nuovi monopoli dell'IA" (n. 109).

Denuncia del lavoro invisibile (n. 173): etichettatori di dati, moderatori di contenuti, bambini che estraggono terre rare — "corpi segnati, mutilati, utilizzati affinché il flusso di calcolo non si fermi mai". Colonialismo dei dati (n. 178): "nuove terre rare del potere".

Rifiuto degli "agenti morali artificiali" in guerra (n. 198): "Nessun algoritmo capace di rendere la guerra moralmente accettabile". Tre criteri: responsabilità personale tracciabile, rifiuto di abbreviare il tempo del giudizio morale, protezione dei civili.

Critica del transumanesimo/postumanesimo (n. 115-117) come "un arcipelago di isole concettuali legate dallo stesso oceano di presupposti: la centralità della tecnica e il sogno di superare i limiti della condizione umana". Il vero "più che umano" (n. 127-128) è la grazia, non la tecnica.

Il lavoro nella transizione (n. 150-156): riprendendo Antiqua et nova"gli approcci attuali alla tecnologia possono paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli a sorveglianza automatizzata". Domanda canonica tratta da Giovanni Paolo II (n. 129): "L'IA rende la vita umana 'più umana'? La rende più 'degna dell'uomo'?"

Cinque vie verso una civiltà dell'amore (n. 213-227): disarmare le parole, la pace attraverso la giustizia, la prospettiva delle vittime, un sano realismo, il dialogo. "Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra" (n. 214).

Un documento maggiore del Magistero sociale 2026, all'incrocio tra Dottrina Sociale ↔ etica dell'IA ↔ geopolitica tech.